LE DUE FACCE DELL'INDUSTRIA.
di Aurelio Zanotta, Design Conference, Aspen 1989

"Ho cominciato a produrre oggetti per la casa, in particolare divani e poltrone, nel 1954.

Erano anni caratterizzati da una grande vitalità, da un'esplosione di energia costruttiva, da un profondo desiderio di spazzare via il passato e creare un mondo nuovo. Il fenomeno del design italiano è nato proprio da questa volontà di rinnovamento generalmente sentita e dal felice incontro di progettisti giovani e geniali - come Achille Castiglioni, Marco Zanuso, Ettore Sottsass e tanti altri- e imprenditori che come me avevano voglia di rischiare facendo cose nuove.

Non ci rendevamo conto che stavamo creando quello che oggi si chiama "IL DESIGN ITALIANO" e che i nostri oggetti sarebbero stati i tasselli che ne hanno determinato la sua storia e la sua evoluzione. Entusiasmo e spontaneità sono stati le forze propulsive del nostro lavoro. L'intuito dominava sulla ragione e il lavoro dell'imprenditore, come quello del designer, non aveva nulla di scientifico o di calcolato ma era un atto creativo puro e semplice.

Alcune industrie hanno avuto allora l'intuito di cogliere il nodo fondamentale del problema design-produzione: che si poteva, cioè, produrre profitto e cultura contemporaneamente.

Un industriale, allora come oggi, aveva fondamentalmente due possibilità di scelta: mirare in modo diretto al profitto e quindi indirizzare la propria politica produttiva verso l'ottimizzazione della relazione costi e ricavi oppure orientare la propria attività verso una crescita non solo quantitativa ma qualitativa. Io ho fatto questa seconda scelta: non mi interessava soltanto produrre oggetti funzionali per soddisfare domande di mercato di massa e avere un ritorno immediato in termini di denaro; volevo qualcosa di più.

Mi era chiaro che il ruolo dell'industriale poteva essere più incisivo se riusciva, attraverso la propria produzione, anche offrire al pubblico gli strumenti per crescere culturalmente. Percorrere questa strada e farne la propria politica produttiva significa avere una visione più complessa della realtà industriale; sapere che gli investimenti e le energie impiegate, per dare risultati efficaci, devono essere tante e continue e con tempi di risposta lunghi.

Significa, in altri termini, dare spazio alla ricerca, intesa in tutte le sue componenti: estetiche, formali, tecnologiche, sociologiche oltre che di mercato.

La ricerca ha rappresentato e tuttora rappresenta il fulcro centrale su cui ruota il design italiano. Il problema di base è pertanto riuscire a conciliare la volontà di ricerca con la necessità di fare profitti in grado di finanziare gli investimenti necessari per attuarla.

Credo che l'industria dell'arredamento debba continuare a sforzarsi per anticipare bisogni futuri non limitandosi a soddisfare la domanda passiva del pubblico. Dobbiamo presentare al pubblico una produzione con esatta destinazione e con precise funzioni ma che abbia qualità innovative ed emotive. Non intendo innovazione solo di forma, ma di sostanza. Io ho sempre ricercato, inventato e prodotto oggetti che non fossero solo superficialmente nuovi: non cerco oggetti che fanno "moda" perchè penso che la moda sia conformismo e il conformismo dal mio punto di vista appartiene già al passato.

L'aspetto culturale è stato il cuore vitale della nostra storia e ancora in prospettiva può essere la carta vincente se accortamente giocata."

FILOSOFIA