Alessandro Guerriero

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Alessandro Guerriero, “nonarchitetto” designer e artista fonda nel ‘76 il gruppo Alchimia. Nell’82 riceve il Compasso d’Oro per la ricerca nel design. Dall’83 all’86 è art-director con Mendini di Zabro, progetto di ricerca e produzione sperimentale per Zanotta, da cui sono nati Nuova Alchimia, Animali Domestici e Progetti d’artista. È docente al Politecnico di Milano e presidente e direttore artistico di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.

D. Ci sono periodi in cui arte e design (ma anche architettura e moda) si mescolano e generano prodotti poetici e stravaganti. Con quali istanze hanno a che fare questi fenomeni? 
R. Credo che tutto sia in relazione alla parola “eclettismo”. Il mondo è eclettico in sé. Così come la natura, per la quale si parla di “diversità biologica”. Vi sono materie naturali già composite singolarmente e altre che si combinano “ecletticamente” per ottenere migliori risultati di resistenza, di prestazioni, di qualità. Anche gli oggetti progettati è bene che rispondano a tale eclettismo materico, usando materiali naturali e sintetici insieme e cercando combinazioni ogni volta diverse. Il mondo è eclettico anche da un punto di vista temporale, cronologico. Vi sono materie antiche e altre nuove; nei sistemi produttivi convivono tecniche arcaiche e avanzate, modi antichissimi e nuovissimi di lavorare e trasformare i materiali. Legno, pietre, terra: elementi naturali arcaici. Acciai, plastiche, resine: elementi sintetici, materie giovani.

D. Con la collezione Zabro, ideata da lei e da Mendini, Zanotta ha vissuto una felice stagione di creatività, che ha lasciato il segno nelle Edizioni. Cosa ricorda di quel momento? A quale pubblico vi rivolgevate?  
R. Intanto il nome che ho inventato è quello di un insetto… ma quando Aurelio l’ha letto dice: «Bello unire in una parola Zanotta-Brothers!». Al di là di questo, credo che non abbiamo mai pensato di rivolgerci a un pubblico inteso come generato o pensato dal marketing: dopo il funzionalismo esasperato tipico dei momenti tecnologici pionieristici, il progetto ha affrontato l’ideazione e la produzione di oggetti che privilegiano usi privati, motivi individuali, evocazioni anche intime… va ancora recuperata e sviluppata, anche nel design contemporaneo avanzato, quell’antica matrice antropologica che fa usare gli oggetti secondo atteggiamenti rituali come è successo per Zabro.

D. Per Zabro e le Edizioni è fondamentale il lavoro coordinato con tecniche e materiali della grande tradizione artigianale. La progressiva scomparsa dei vecchi artigiani è coincisa con l’evoluzione di tecnologie moderne: taglio al laser, decori a calcolo numerico… Come esprimere una poetica progettuale in questo nuovo tessuto produttivo?
R. Penso sempre che finché c’è la mano esisterà l’artigianato. Poi penso che abitiamo quel particolare e complesso territorio collocato tra la libertà dell’arte pura e le costrizioni del progetto funzionale. Questo è uno spazio gigantesco: qui nascono nuove possibilità espressive che tengono insieme l’anticipazione propria dell’arte e quella della conservazione generata dal design. A tale proposito avevamo fatto nello stesso periodo un vero e proprio manifesto intitolato appunto “Nuovo Artigianato” a indicare la sua sempiterna vivacità.

D. Come direttore di un’accademia di design, grafica e arte, quanto spazio dedicherebbe allo sviluppo di un neoartigianato contemporaneo? 
R. È più interessante progettare una sedia diversa per ciascuna persona piuttosto che una uguale per il mondo intero. Solo così è possibile fare progetti molto personali perché in questo caso, e solo in questo caso, siamo obbligati a capire chi abbiamo davanti: quali le abitudini, i pensieri, le paure, i sogni, insomma la sua psicologia… Questo uni-verso ha dissolto in sé ogni di-verso, ogni pluralità, ogni differenza, ogni ambivalenza di cui un tempo si nutriva il linguaggio primitivo e oggi il linguaggio psicologico. Preferisco il mondo dei sogni perché è irrispettoso dei due principi, così come lo è il mondo dell’infanzia e quello della follia, dove qualcosa è sì se stesso, ma anche altro, e dove le cose non sempre si conseguono, ma talvolta accadono insieme. Dico che tutte queste cose ci obbligherebbero a ragionare progettualmente in maniera diversa e laterale dal legno, bulloni, plastica… solo in questo caso ogni studente ha una filosofia sua e personale che NABA tenta di far esprimere al meglio. 


(intervista a Alessandro Guerriero per il magazine online Zanotta Happenings, 2008)