Alfredo Häberli

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Argentino di nascita e svizzero d’adozione, Alfredo Häberli designer si è formato tra Zurigo e Milano (con Castiglioni, Mari e Munari).
I suoi disegni, innovativi e originali, gli hanno valso numerosi premi e la collaborazione con importanti aziende del design tra cui Zanotta, per cui ha firmato 5 prodotti (1 ancora in catalogo).
Ha progettato allestimenti e oggetti d’uso: calzature “scomponibili”, stoviglie, borse, abiti. Si è da poco tenuta al Museo del Design di Zurigo (città dove ha lo studio) la mostra “Alfredo Häberli Design Development-SurroundThings”, rassegna di prodotti e progetti tra i più significativi della sua attività.

D. Il suo primo progetto per Zanotta fu Ricreo (nel ’97 con Christophe Marchand e ora fuori catalogo), struttura multifunzionale che faceva da scrivania, libreria e altro ancora…
R. Sì, volevamo cimentarci con un oggetto per ufficio, molto compatto, che consentisse di avere a portata di mano l’occorrente per lavorare. I riferimenti: il cavalletto del pittore e, naturalmente, l’Abitacolo del grande maestro Bruno Munari. Il nome “Ricreo” è venuto spontaneo: “ricreazione” come pausa e come il re-inventare qualcosa che c’è, ma con nuove valenze. I nostri interlocutori in azienda erano Eleonora Zanotta e Daniele Greppi, con cui si creò una bella collaborazione.

D. Poi sono venuti il tavolo Sirio, il mobile Florence e Milord…
R. Con Milord credo di aver fatto qualcosa di nuovo per quegli anni. Non c’erano altre lounge-chair con schienale alto, un disegno e una struttura importanti, eppure non “grevi”. A parte forse un pezzo degli Eames… L’avevo disegnata con 3 gambe, ma pensai che non sarebbe stata molto capita, allora ho lavorato su un sostegno “scultoreo”, a 4 gambe. In Zanotta mi hanno poi chiesto di fare delle versioni agili, anche su ruote, e sono nate Lord e Lady, due sedute per l’ufficio.

D. In una recente conferenza ha affermato che le piace lavorare con aziende con cui seguire un percorso comune nel tempo. Quanto è attuabile questa modalità? 
R. Direi che è una caratteristica molto italiana e pure argentina, quella di cercare una condivisione d’intenti quando si affronta un’opera. È importante costruire col proprio interlocutore (in questo caso un team aziendale) una forma di collaborazione che va aldilà della normale committenza. Mi spiego: dalla scelta tipologica, ai materiali e alle finiture, tutto riesce meglio se c’è una reale adesione delle parti al progetto. Succede anche per una casa: se ci si lascia il tempo di conoscersi tutto è più fluido e produttivo. Il “cercare un compromesso” non ha per me un’accezione negativa, non è rinuncia alla creatività; lavorare con un’industria è già di per sé un compromesso, in fondo… Conferirei a questo termine, piuttosto, un senso positivo di ascolto e condivisione.

D. Quando disegna un mobile si immagina anche il tipo di pubblico che lo utilizzerà? 
R. Intanto penso a una tipologia di prodotto che a quella collezione manca. E studio a lungo il catalogo. Solo a quel punto mi metto a disegnare. Non amo “cannibalizzare” altre forme dai cataloghi. Prendiamo Zanotta: hanno la fortuna di avere alcuni pezzi, per esempio, disegnati dal grande Mollino. Che senso ha crearne di simili? Meglio pensare a ciò che manca a completare il “puzzle” della collezione, per renderla più completa, utile e bella. Quanto al pubblico di riferimento, questo sono io e i miei amici. Se una cosa è adatta a casa mia (sapore scandinavo, caldo e moderno) e se può stare a pennello in quella delle persone che frequento, ebbene quella cosa vale la pena di essere progettata e prodotta. E avrà successo, anche in termini di mercato. 


(intervista a Alfredo Häberli per il magazine online Zanotta Happenings, 2009)


(i prodotti Ricreo, Sirio, Florence, Milord, Lady citati nell'articolo non sono più in produzione)