Ettore Sottsass, espressione radicale

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"Se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza", così l’architetto e designer Ettore Sottsass, che di bellezza al mondo ne ha regalata molta, in sessant’anni di attività.

Decano e guru del design, fondatore del gruppo Memphis, ha progettato edifici, vetri e ceramiche, macchine per scrivere, mobili, superfici. Il Design Museum di Londra gli ha dedicato una personale, alla Galleria Jannone di Milano si è svolta la “non-mostra” Mnemosyne dove Sottsass ha riempito i muri di scritte contro la violenza umana.

D. Gli anni di Memphis sono gli stessi in cui lei ha disegnato per Zanotta mobili come Cantone, Ospite, Portanuova, Nairobi, Mombasa (alcuni ancora in produzione). Pensa che le arti applicate e l’artigianato di qualità possano continuare a dare impulso al design industriale? 
R. Non so e non credo si possa rispondere alla sua domanda. Più o meno è come se lei volesse sapere se viaggiare in bicicletta può dare impulso al viaggio in aereo o volesse sapere come “superare il dualismo tra decorazione e funzionalità”, cioè tra “disegno” e “disegno industriale”. Per fare un “disegno” si progetta pensando alle mani, alla pialla di legno, alla sega a mano e per progettare “il disegno industriale” si pensa all’acciaio delle macchine. Per progettare il disegno si pensa a produrre poche copie, per progettare il disegno industriale si pensa anche a un milione di copie. A me sembra tutto chiaro dove sono i problemi? Il problema – retorico problema – comincia quando si mescolano i sistemi di produzione cioè quando intellettualmente si dimentica che un bel momento nella lunga storia dell’umanità è apparsa la macchina.

D. Lei ha lavorato con industriali molto “speciali”, professionalmente e umanamente, come Adriano Olivetti e Aurelio Zanotta. Persone che credevano nel design come mezzo per migliorare gli spazi e la loro percezione, in qualche modo anche la qualità di vita di chi ci lavorava e viveva. Il design ha certamente un rapporto importante con l’esistenza di ognuno, ma può attuare ancora qualche miglioramento nel presente, se sì come? 
R. Effettivamente c’è stato un momento durante il quale intellettuali illuminati hanno pensato che l’avvento della “cultura” industriale avrebbe potuto migliorare lo stato delle società. Pare che questa speranza non si sia avverata. Perché? Certamente il perché non sono io a poterlo raccontare. Ancora meno posso prevedere i miglioramenti: i destini del pianeta appartengono al pianeta.

D. A sentire i sociologi che osservano il design, dal ‘91 al 2005 le scuole italiane hanno sfornato oltre 25.000 tra diplomati e laureati in design, negli ultimi 5 anni addirittura il 235 per cento in più di giovani che come professione vorrebbero fare il o la designer. Come valuta questo fenomeno, lei che ha per anni “formato” nel suo studio tanti giovani? 
R. Io non ho mai insegnato niente a nessuno. Con gli amici giovani per anni abbiamo lavorato insieme e insieme abbiamo cercato di capire chi siamo e dove vogliamo andare. La stessa cosa è successa con Zanotta. Ci siamo aiutati a capire chi siamo e dove vogliamo andare.

D. Quando a Enzo Mari Happenings ha chiesto che altro mestiere farebbe volentieri oggi, ha risposto: fare il produttore di legname. Giriamo anche a lei la domanda.  
R. Non ho mai pensato di fare altro mestiere da quello che ho fatto. Già da bambino disegnavo.


(intervista a Ettore Sottsass per il magazine online Zanotta Happenings, 2007)


(nota: i prodotti Cantone, Ospite, Portanuova citati nell'articolo non sono più in produzione)