Michele Provinciali

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Un maestro a tutto campo: art-director, designer, grafico, artista, pittore, insegnante. Nel 2008 l'ADI gli conferisce il Compasso d’Oro alla carriera.
Espressivo, poetico, sperimentale, anomalo e raffinato in ognuna delle arti, Michele Provinciali ha rappresentato il pensiero alternativo all'approccio tardo-razionalistico del dopoguerra. Le sue idee e il modo di attuarle sono “oltre” ancora oggi. Nato a Parma nel ’23 e laureatosi nel ’47 a Urbino, vince nel ’51 una borsa di studio per l’Institute of Design di Chicago, fondato da Moholy-Nagy. Nel ’55 rientra in Italia, riceve il primo Compasso d’Oro -un orologio per la Solari- e inizia un’intensa attività di direzione artistica con le maggiori testate e con le industrie italiane più attive nel fertile periodo di riconversione produttiva. Fonda il gruppo CNPT con i nomi eccellenti della creazione grafica di quegli anni: Pino Tovaglia, Giulio Confalonieri e Ilo Negri. Collabora intanto con Michelagelo Antonioni (con l’ideazione dei titoli di vari film), Gio Ponti, Vico Magistretti, i fratelli Castiglioni.
È proprio nello stesso palazzo di Piazza Castello a Milano, dove operavano i mitici fratelli del design italiano, che Provinciali apre il suo studio individuale ed è qui che ne ’64 lo scopre Aurelio Zanotta, con cui inizia una collaborazione ideale e proficua. Nasce un inedito progetto per il catalogo dell’azienda, accolto come un “manifesto” dell'industrial design; seguono l’intera direzione artistica e l’immagine coordinata per Zanotta. È del ’67 il marchio che Michele Provinciali disegna per l’azienda, in occasione dell’apertura del negozio Zanotta a Monza: segno libero e rigoroso al tempo stesso, con una “zeta” giocata sulla simmetria speculare del ricciolo, tra poesia e progetto.
Inizia il periodo d’oro in cui per Zanotta e sotto la guida leggendaria di Provinciali disegnano i migliori progettisti internazionali. La grafica resta forse l’ambito d’espressione elettivo di Provinciali: con la rivista sperimentale “Imago”, con “Stile Industria” e, dal ’63, con “Edilizia Moderna” sotto la direzione di Vittorio Gregotti.
Intanto, dal ’71, è docente all’ISIA di Urbino. Indimenticabili, e sempre svolti in sordina, gli interventi artistici tra scultura e pittura. Collage ed esplorazioni dall'intensa carica emotiva, che nascevano il più delle volte da reperti raccolti sulle spiagge adriatiche: gessetti, bastoncini di gelato, bottiglie di plastica deformate dalla risacca, biglietti del treno, tappi di spumante che Provinciali componeva in un dialogo continuo con la magia delle ‘cose’ e con uno stile puro, un candore poetico e una forza comunicativa diretti al cuore. Come in un famoso libro di cui ha curato la grafica: “New York-arte e persone di Ugo Mulas”. Provinciali è stato anche un grande viaggiatore: «una pista in Persia porta il suo nome» racconta Francesco Ramberti che con Antonio Motolese ha scritto per Gangemi Editore l’ultima biografia-omaggio al grande maestro, che è scomparso a 88 anni nel marzo di quest’anno. In copertina una sua frase tipica: “raccolgo le cose comuni… quelle che si vedono sempre e non si guardano”.