Nel segno di Gae

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Architetto, designer, scenografa è stata una delle prime donne italiane ad affermarsi sulla scena mondiale dei grandi progetti.
Gae Aulenti (1927-2012) si laurea al Politecnico di Milano, dove per 10 anni collabora con la rivista Casabella di Ernesto Rogers. Dal ’56 si occupa di progettazione architettonica, interior e industrial design, scenografie teatrati, insegnamento (alle Facoltà di Architettura di Venezia e Milano). Dopo il Museé d’Orsay e il Musée National d’Art Moderne al Centre Pompidou, ha curato la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia e numerose mostre di grande respiro. Nel 2005 ha fondato la Gae Aulenti Architetti Associati. Tra i lavori recenti: a Milano lo “Spazio Oberdan” e piazzale Cadorna, a Roma la ristrutturazione delle ex-Scuderie Papali del Quirinale, a Napoli due stazioni del Metro e le piazze Cavour e Dante, a San Francisco l’Asian Art Museum, a Barcellona il Museo Nazionale d’Arte Catalana, a Tokio la Cancelleria dell’Ambasciata Italiana e l’Istituto Italiano di Cultura.
Per Zanotta ha disegnato vari pezzi, di cui ancora in catalogo: la sedia April e i tavoli Sanmarco.

D. Dalla progettazione di case e showroom all’architettura, agli allestimenti e al design industriale. Quale di queste attività le ha dato più soddisfazione? 
R. La commistione degli impegni e delle ricerche. La nostra generazione di progettisti è partita dagli studi di architettura, a differenza di molti designer o scenografi di oggi: ci è stato più facile comprendere lo spazio, anche per disegnare oggetti, allestimenti, funzioni. È forse anche il motivo per cui i mobili e gli oggetti sono poi durati nel tempo. Come designer abbiamo avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con produttori (e Zanotta è uno di questi) che io definisco degli “eroi” non solo dell’industria ma anche della cultura. Sono riusciti a far fiorire intere regioni, arricchendone il tessuto non solo economico. Si sono uniti ai migliori artigiani e manifattori per ottenere qualità eccellenti, hanno saputo lavorare a fianco dei progettisti in una ricerca continua di tecnologie, materiali, processi. Sono stati uno dei motori delle nostre grandi città, Milano e Torino e altre.

D. Dagli anni ’60 ha collaborato da designer con imprese importanti, tra cui Zanotta. A quale dei prodotti disegnati è più affezionata e perché? 
R. Credo alla sedia April. Una delle prime pieghevoli per interni ed esterni, con una certa eleganza. Ho pensato, infatti, alla April per una mostra di design che il Centre Pompidou mi dedicherà nei prossimi mesi. Mi piace pensare di raccontare la vicenda di un prodotto nella complessità dell’ideazione, del processo produttivo, dell’iter che ha avuto in catalogo, fino alle ultime versioni che Zanotta ha introdotto per farne un prodotto sempre attuale.

D. Dall’osservazione e recupero dei segni del territorio ha fatto scaturire proposte nuove. Può valere lo stesso principio nel disegno di arredi?
R. Mi è successo di disegnare oggetti a partire dalle esigenze specifiche legate a certi spazi. Mi serviva un preciso tipo di lampada, o di mobile, che non esisteva in commercio e dunque lo progettavo e poi restava in produzione. Il contesto è fondamentale, così l’idea di continuità e durata. Molti designer fanno l’errore di voler “épater le bourgeois” a tutti i costi, inseguendo un nuovo che spesso non avanza.

D. Rivolgendosi ai giovani designer, quali criteri suggerirebbe loro di seguire nel progettare elementi per l’abitare contemporaneo? 
R. Una formazione da progettista e molta curiosità per l’arte, l’osservazione degli spazi costruiti e del loro intorno, l’indagine scrupolosa.   


(intervista a Gae Aulenti per il magazine online Zanotta Happenings, 2009)