Riccardo Dalisi

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È il grande architetto-artigiano dell’Italia calda e viva del sud, designer e artista poetico e sorprendente.

Riccardo Dalisi, nato a Potenza nel ‘31, vive a Napoli, dove insegna alla Facoltà di Architettura dell’Ateneo Federiciano. I suoi lavori sono in numerose collezioni private e in prestigiosi Musei europei e d’oltreoceano.

D. Nei suoi testi, rivolti a studenti, designer e artisti, afferma che «il ruolo del design non è quello puramente utilitario di stimolare con prodotti nuovi, fare immagine, fare affari».
R. Sì, il design crea uno spazio incantato di natura entro la quale le funzioni, i materiali, il gusto, la tradizione, il bisogno del nuovo, i costi risultano magicamente confluenti e risolti. Un prodotto nuovo, riuscito è una boccata di ossigeno, crea curiosità e interesse, ammirazione ed emulazione. Nel senso più ampio design è cultura, definisce il profilo, il mondo di un’azienda, di una regione, di un paese. Diceva Eduardo Persico «La forma di un cucchiaio, di una tazza, di un oggetto ancorché apparentemente insignificante, richiama un determinato paese». In quella forma si addensano sensibilità ed usanze ed è per questo che è importante coltivare forme e comportamenti.

D. Negli anni ’70 creava con leggerezza un design ultra povero con l’uso e il riuso di materiali ma ricco di poesia e di arte. Cosa resta di quell'esperienza oggi? 
R. La mia natura mi porta a dare valore a ogni cosa, ricca o povera che sia, con uno spiccato interesse per queste ultime perché in qualche modo richiamano la caducità umana, le traversie dell’esistenza e, d’altro canto, perché siano modellate e rese utili richiedono un particolare impegno creativo.

D. Zanotta ha sempre creduto nei suoi mobili poetici e fantasiosi. Cosa ricorda di quell'esperienza e della collaborazione coi tecnici Zanotta? 
R. È stata per me una stagione indimenticabile. Zanotta era aperta come pochissime altre aziende alle mie sperimentazioni. Ricordo il grande Aurelio, a ogni immagine che proiettavo lì da lui delle cose che facevo a Napoli, dire: «Che bello, Che bello!» e poi infine: «Non ho mai detto tante volte che bello!». Non era solo cortesia. E poi tante cose sono state messe in produzione su mio disegno e a partire da prototipi realizzati dai miei artigiani, soprattutto la Clessidra (sedia ideata nell’87) e la Mariposa (panca dell’89) e in parte anche la testiera da letto Metopa (1989). Mariposa era stata prima da me liberamente pensata e realizzata in ferro battuto e poi, da quella, la versione finale in alluminio. Devo dire che i tecnici di Zanotta sono stati bravissimi e ampliamente collaborativi, necessari al risultato.

D. Cosa direbbe ai giovani designer che oggi vorrebbero seguire le sue tracce tra arte e design? 
R. Ai giovani consiglierei di coltivare il sentimento poetico che unisce, spazia, apre gli occhi e l’animo al mondo. E quindi non solo materiali e contenuti poveri (la ricchezza della povertà) ma anche più intensi e ricchi e modernissimi materiali, senso, procedimenti, sensibilità. Ciò che conta è intensificare le esperienze più diverse nel campo immaginativo, nella tecnica, nella conoscenza dei materiali, approfondendo magari un settore che sia più congeniale, senza mai rinchiudersi in esso. Zanotta è un esempio di alta competenza specialistica e di apertura a tutto campo verso l’arte e le diversità dei linguaggi. È stata una vera palestra per il design italiano sin dagli anni ’70 in poi. 


(intervista a Riccardo Dalisi per il magazine online Zanotta Happenings, 2007)


(nota: i prodotti citati nell'articolo non sono più in produzione)