Andrea Branzi

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Integrare design, arte e ricerca è il fulcro del lavoro di Andrea Branzi, soprattutto nel senso di “spostare in avanti” la conoscenza e la riflessione critica. Da qui il costante impegno nei primi movimenti del “radical-design” anni ’70.
Compresa l’avventura con Alessandro Mendini e Alessandro Guerriero che in quegli anni stavano impostando per Zanotta un nuovo filone tra industrial design e artigianato d’autore: nacquero la collezione Zabro e, su ideazione di Branzi, gli Animali Domestici. Da questa mole di progetti, sperimentazioni e visioni scaturirono le Edizioni Zanotta. Grande organizzatore di mostre sul design, il made in Italy e i più attuali temi dell’abitare, Andrea Branzi ha ricevuto molti premi, tra i quali il Compasso d’Oro alla carriera nell’87.

D. Nel suo lavoro c’è sempre una stretta relazione tra progetto e ricerca. Rispetto al primo movimento “radicale” (da Archizoom a Superstudio, ad Alchimia) come vive le “avanguardie” del presente? Crede ancora possibile qualcosa di innovativo nel design attuale? 
R. Durante gli anni ’70 esisteva ancora una differenza netta tra il lavoro dei gruppi di Avanguardia e il design “normale”; cioè tra la produzione destinata a un mercato di massa e un tipo di ricerca che cominciava a lavorare avendo come riferimento i nuovi mercati di nicchia, cioè di tendenza. Il “Nuovo Design Italiano” è stato il primo in Europa ad andare in questa direzione, prima attraverso il design radicale e poi coi laboratori sperimentali come Alchymia e Memphis. Adesso questa trasformazione si è attuata e mi sembra che tutto il design sia un “design di tendenza”, che propone innovazione e ricerca; i grandi mercati di massa sono scomparsi e il design giovanile si basa sulla ricerca e la sperimentazione. Non si chiama più “di avanguardia” perché non esiste più la retroguardia…

D. Dopo gli “Animali domestici” lei disegnò vari mobili per Zanotta. Quasi tutti si inserivano in quel campo a metà strada tra produzione industriale e piccola serie. C’è ancora spazio per questo tipo di oggetti? 
R. Mi sembra che la differenza tra produzione industriale e produzione artigianale sia del tutto scomparsa, e anche i grandi marchi si stanno orientando verso la piccola serie (o addirittura verso la serie numerata).

D. Architettura, moda o arte: cosa influenza di più il design contemporaneo? 
R. Credo che oggi sia il design a influenzare l’architettura, la moda e l’arte, e non viceversa. La nostra è diventata una civiltà merceologica (e non tecnologica) e quindi sono gli oggetti, di serie o non di serie, che costituiscono lo scenario di riferimento, l’iconologia più invadente.

D. Quali sono i materiali più interessanti da impiegare oggi nell’industria dell’arredamento? 
R. Ho sempre utilizzato ogni tipo di materiale, naturale e artificiale, e non credo che oggi esistano materiali in grado di influenzare la cultura del progetto; dal momento che il design stesso può progettare i materiali che gli sono utili, sia dal punto di vista tecnico che espressivo.

D. La complessità del presente porta il designer a occuparsi di molti aspetti che spaziano dalla biologia alla domotica, dalla chimica alla certificazione energetica… In questo panorama anche molto stimolante cosa consiglierebbe ai giovani che si affacciano al design? 
R. Credo che il ruolo del designer sia quello di realizzare un ambiente ospitale, di buona qualità estetica e portatore di una sensibilità antropologica; tutte le altre culture tecniche o scientifiche possono essere utili per raggiungere questo risultato.

D. Grandi mostre sul design italiano e sull’abitare. Ne ha organizzate alcune rimaste storiche. Quale mostra inventerebbe oggi? 
R. Forse una mostra in grado di spiegare al pubblico come è cambiata la cultura e l’organizzazione industriale nell’epoca della globalizzazione, dell’imprenditorialità di massa e della concorrenza internazionale; troppo spesso facciamo riferimento a categorie produttive scadute e a organizzazioni industriali che non esistono più, mentre si ignorano le reali modalità operative di un sistema industriale che per stare sul mercato deve produrre continuamente innovazione e ricerca.   


(intervista a Andrea Branzi per il magazine online Zanotta Happenings, 2008) 


(nota: i prodotti Animali Domestici citati in questo articolo non sono più in produzione)